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Le risposte alle vostre domande

17 Dicembre 2020
MUSE
Con più di 400 spettatori connessi alla diretta e oltre 2.300 visualizzazioni, la serata lupo di presentazione del progetto organizzata dal MUSE di Trento il 2 dicembre scorso è stata un vero successo. Numerose le domande rivolte a Francesca Marucco, relatrice dell’incontro: impossibile rispondere a tutte durante il collegamento! Come anticipato in chiusura di serata, abbiamo però voluto concedere a ciascun quesito il giusto spazio.
Per una lettura più agevole, abbiamo riordinato le vostre curiosità per tematiche…buona lettura!
Le risposte alle vostre domande - Life Wolfalps EU

CURIOSITÀ GENERALI SUL LUPO 

Stefano: Buonasera, sarebbe interessante capire la situazione del lupo nel parco del Ticino: gli esemplari individuati in transito si sa da dove provenivano? Quanto è probabile la formazione di un branco nel parco? Grazie mille!

Sebbene nel Parco del Ticino sia stata documentata la presenza di un individuo (fonte: UNIMIB), la presenza di un branco non è ancora stata confermata. Considerata la rapida evoluzione delle popolazioni di lupo, non si può escludere questa possibilità. Ci auguriamo che i dati raccolti nell’ambito del monitoraggio nazionale (al quale anche il Parco partecipa), possa fornirci informazioni più dettagliate sulla presenza di lupi nella zona.

Paolo: Ci sono evidenze scientifiche riguardo alla capacità del lupo di contenere la densità di volpe sulle alpi?  

Non ci sono evidenze scientifiche al riguardo. La volpe, a differenza di specie come lo sciacallo dorato (o altre specie appartenenti ad altri contesti, come il coyote in Nord America), non è una specie che si trova in diretta competizione con il lupo per le risorse alimentari, beneficiando piuttosto dei resti di predazioni di lupo e altri grandi carnivori, che spesso frequenta. Nonostante si registrino casi di uccisione di volpi da parte di lupi (e alcuni casi di predazione), tali eventi restano rari.

Per approfondire:  

Veronica: Qualche consiglio per rispondere a chi parla di “sovrappopolamento” dei lupi? Può ritenersi un problema?  

Le popolazioni di lupo, come quelle di altri grandi predatori all’apice della catena alimentare, sono in grado di autoregolarsi, evitando così il “sovrappopolamento”. 
Nello specifico, una popolazione di lupo cresce con la formazione di nuovi branchi in territori non occupati da altri, ma a livello locale è sempre e solo presente un branco, il cui il numero di individui si mantiene stabile e non può aumentare in modo esponenziale. Infatti, una volta che un branco di lupi si stabilisce in una zona, occupa un territorio esclusivo e costituisce un nucleo familiare che si autoregola annualmente, formato dai genitori e dai loro cuccioli. I cuccioli nascono una volta all’anno in maggio, e i giovani solitamente tra il primo e il secondo anno di età lasciano il luogo d’origine alla ricerca di nuovi territori. 

Valentina: Se si hanno delle tracce di lupo e avvistamenti al di fuori della zona alpina, a chi bisogna rivolgersi per tutelarlo e monitorarlo?  

  • In Francia bisogna rivolgersi all’OFB che coordina il monitoraggio del lupo nazionale grazie ad una rete di operatori chiamata “Reseau Loup” con referenti locali, coordinati dall’OFB;
  • In Svizzera bisogna rivolgersi al KORA, che coordina il monitoraggio nazionale svizzero; 
  • In Slovenia si può contattare sia l’Università di Lubiana che anche i responsabili dello Slovenian Forest Service;
  • In Austria si può contattare l’Università di Vienna che coordina il monitoraggio nazionale.  

Tutti questi Enti sono Partner del Progetto LIFE WolfAlps EU, quindi sfruttando il link di segnalazione del sito di Progetto con la lingua della Nazione ci si mette in contatto con i referenti dei suddetti Enti.  

Giuseppe: È possibile che i cuccioli dell’anno vadano in dispersione prima del compimento dell’anno di età?

L’età media di inizio dispersione per il lupo si aggira intorno agli 11-24 mesi di vita. La variabilità è comunque alta e si sono registrati casi di inizio dispersione già a 5 mesi, come altri casi di lupi che hanno lasciato il branco solamente una volta raggiunti i 5 anni (fonte dei dati: Mech L. D. & Boitani L., 2010. Wolves: behavior, ecology, and conservation. University of Chicago Press.).

Federico: Quando i branchi di lupi si sviluppano velocemente in un territorio relativamente ristretto è possibile che i branchi nuovi siano formati da consanguinei? Questo è un cattivo segno per l’evoluzione genetica o si tratta di un momento di sviluppo previsto e normale?  

È possibile che in aree di nuova colonizzazione i branchi siano formati da consanguinei, ma non è così frequente (casi sono stati documentati in Scandinavia, Isle Royale – Minnesota, Appennini, Alpi Orientali italiane), e questo può avvenire quando la distanza con la popolazione di origine è alta. Un certo e limitato grado di consanguineità non è da considerarsi come un’anomalia. I problemi insorgono quando la popolazione resta isolata e questo fenomeno si protrae negli anni senza che vi sia immigrazione di nuovi individui. In tal caso potrebbero insorgere varie problematiche quali difetti congeniti, riduzioni del tasso di riproduzione, del numero di piccoli per cucciolata e del peso corporeo degli individui. 


MONITORAGGIO

Giovanni: Ho visto le celle e le presenze, e notato che per esempio nel Lodigiano e Cremonese non vi risultano lupi. ci sono, famiglie. Quelli e altri non si conteggiano?  

Per quanto riguarda le aree del Lodigiano e del Cremonese sono state registrate ad oggi alcune presenze, ma che non possono ancora definirsi stabili. Sono in corso ulteriori indagini. 

Tania: Le attività del monitoraggio nazionale si basano più sui territori dove la presenza è già accertata, su quelli in cui non si è ancora certi o su entrambi?  

Verranno monitorati entrambi. In particolare, il monitoraggio nazionale prevede due fasi: 
1) un campionamento estensivo, che ha come obiettivo la stima della distribuzione della specie attraverso l’analisi di segni di presenza del lupo raccolti sul territorio nazionale, da attuarsi in aree con possibile presenza di individui (quindi anche laddove la presenza stabile non è stata ancora accertata);
2) un campionamento intensivo coadiuvato dalle analisi genetiche non invasive, con l’obiettivo di ottenere una stima della densità della popolazione che verrà applicato nelle aree di possibile presenza di branchi, per una stima accurata della consistenza di popolazione.  

Per maggiori dettagli sul monitoraggio nell’arco alpino: https://www.lifewolfalps.eu/linee-di-intervento/monitoraggio/ 

Andrea: Approfittate di questi monitoraggi anche per studiare la presenza di altre specie come la lince o lo sciacallo dorato?  

Il monitoraggio si focalizza sul lupo e i percorsi che si effettueranno alla ricerca degli indici di presenza sono stati appositamente disegnati per aumentare le probabilità di rinvenimento di segni di questa specie soltanto. Ciò nonostante, il monitoraggio rappresenta sicuramente un’ottima occasione per reperire informazioni su molte altre specie di fauna selvatica, che potranno lasciare segni di presenza (o farsi avvistare) lungo i percorsi che gli operatori sono impegnati a perlustrare. 

Emma: Buonasera, ci sono antropologi coinvolti nell’attività di monitoraggio? Io mi laureerò in Antropologia con una tesi sulla relazione tra l’uomo e il lupo in Abruzzo e sarebbe interessante parlare con degli antropologi, se ci fossero. 

Curiosa domanda! Abbiamo visto in chat che qualcuno del pubblico ha già risposto, ma ripetiamo qui che – sì, la responsabile della comunicazione del progetto LIFE Wolfalps EU è un’antropologa culturale, dott.ssa Irene Borgna -. Chi scrive questa risposta è un biologo e trova un grandissimo valore aggiunto avere anche competenze umanistiche nel team di progetto!  

Elisa: Buonasera, ci sono novità sulla riapertura al monitoraggio per i volontari? Noi della città metropolitana di Torino siamo fermi per causa covid ma pare che in province come quella di Cuneo i volontari siano autorizzati.
La responsabilità dell’uscita del volontario dipende dall’Associazione a cui fa riferimento, e dalle regole interne alla stessa. Fortunatamente il Piemonte ora è in zona gialla quindi il monitoraggio dovrebbe essere ripreso per tutti 

Danila: Vorrei sapere come mai non si riesce a risolvere il nodo delle autorizzazioni ai volontari per le uscite dei transetti in provincia di Torino… A Cuneo l’ente parco Alpi Marittime ha autorizzato, a Torino Città Metropolitana non ce la fa… Come è possibile?? 

Ogni Ente ha un regolamento interno e diverse interpretazioni delle normative a seconda del proprio regolamento interno. Questo è alla base delle scelte di ogni Ente, ed è per questo che ci possono essere differenze. Ovviamente ogni singola Istituzione che ha contribuito al monitoraggio nazionale ha a cuore la riuscita del progetto, e sta facendo di tutto per ripartire in sicurezza e seguendo le indicazioni regionali. 

Gilberto: Con la progressiva espansione della specie diverrà sempre più difficile avere un’idea della consistenza numerica e dell’areale. Quale potrebbe essere il dato base da ottenere realisticamente, con risorse “normali”? Numero di branchi? Numero per unità di superficie? Indici?  

La quantità di risorse dipende sempre dall’interesse politico, e da esse dipenderà lo sforzo impiegato nel monitoraggio e i relativi risultati. Con l’aumentare della popolazione sarà sempre più difficile capire quanti branchi sono presenti in una determinata area, cosa che già succede in Appennino e nelle Alpi Occidentali, ma che si sta verificando anche in aree di più recente ricolonizzazione, come il Trentino o il Veneto. 
Nelle zone di nuova ricolonizzazione ed a bassa densità dati come il numero di branchi e l’area di distribuzione della specie su un certo territorio potrebbero rappresentare un obiettivo base che le amministrazioni potrebbero porsi per rispondere alle ‘tipiche’ domande che possono maggiormente interessare la popolazione locale e i vari portatori di interesse, ovvero: quanti sono i lupi, e dove sono? Le risorse richieste per questo tipo di indagine restano comunque significative. Nelle zone ad alta densità di branchi, come nelle Alpi occidentali o nell’Appennino centrale la stima del numero di branchi sta anche diventando molto difficile da ottenere. In ogni caso per avere stime nazionali o a scala di popolazione alpina in futuro sarà necessario applicare dei modelli, come sta già avvenendo per altre popolazioni di grandi dimensioni. 

Ettore – Ciao Francesca, bella iniziativa, perché non fate un elenco chiaro dei referenti regionali disponibile sul sito On Line dove le persone interessate, cittadini escursionisti chi ha segnalazioni al di fuori dei tecnici preposti, questo perché molte persone non sanno a chi rivolgersi.  

Attraverso la pagina “Fai una segnalazione” del sito di progetto è possibile inviare segnalazioni riguardanti l’arco alpino. Il nostro team si occuperà di farle pervenire ai referenti di zona e di inviarvi eventuali riscontri via E-mail.  


IBRIDAZIONE

Paolo: Buonasera, riguardo il tema ibridazione, quanto pensate possa aver influito, in questi ultimi anni, l’elevata moltiplicazione della proliferazione (da allevamenti e non, di Cani Lupo Cecoslovacco? a parer mio effettuata in maniera poco professionale… grazie. 

Come per qualsiasi altra razza di cane, anche per il cane lupo cecoslovaccoo (CLC), e i suoi allevamenti, vigono le regolamentazioni previste dalla legge, tra cui il divieto assoluto di incrocio con lupi. Oltretutto, anche il possesso di ibridi cane-lupo fino alla quarta generazione è vietato per legge. È bene ricordare che l’ibridazione tra cane e lupo avviene per lo più laddove sono presenti cani vaganti (soprattutto cani legati alla pastorizia o al mondo venatorio, cani abbandonati, non supervisionati o nati dalla riproduzione non controllata di cani vaganti), che vengono a contatto con individui di lupo in libertà.  

Piergiuseppe: Hai detto che in Slovenia hanno abbattuto un cane e quattro ibridi. Questo sarebbe possibile in Italia?  

Al momento, la legislazione italiana non permette l’abbattimento di ibridi, e nemmeno di cani vaganti (Legge 281/91, art. 2, comma 2). 


PROGETTO LIFE WOLFALPS

Antonio: Ci sono state sinergie tra il vostro lavoro sul lupo e quello di un’altra specie problematica per l’uomo qui in Trentino, cioè l’orso? 

Lupo e orso sono specie molto diverse, sia dal punto di vista eco-etologico, sia dal punto di vista delle interazioni con l’uomo e delle problematiche legate alle attività umane. Per tale motivo, non è mai una buona idea associare le due specie quando si parla di gestione e problematicità. 

Giovanni: Quando parlava di leggende sul lupo a cosa voleva riferirsi? Buttarla lì senza chiarire fa un po’ da sponda a una parte della gente detta genericamente “lupofila”. Che voleva dire?  

Per rispondere a questa domanda rimandiamo alla nostra pagina dedicata alle false credenze sul lupo https://www.lifewolfalps.eu/fake-news/ 


MATERIALI SERATA

Andrea: Dove si trovano le slide che stiamo guardando? 

È possibile scaricare liberalmente il PDF della presentazione nella sezione dedicata del sito di progetto: https://www.lifewolfalps.eu/archivi/archivio-2020/ 
Il video integrale della serata resta invece a disposizione sulla Pagina Facebook del MUSE: https://fb.watch/2goqjtjXMr/ 


COMUNICAZIONE ED EDUCAZIONE

Ileana: Io a distanza di anni dai progetti didattici incontro bambini che mi riconoscono, si ricordano e parlano volentieri del “nostro” progetto Life Wolfalps svolto in Valtellina (SO). 

Grazie Ileana per aver ricordato l’importanza “strutturale” della componente educativa, che alle volte rischia di passare in secondo piano rispetto alle questioni “più notiziabili” del monitoraggio e della prevenzione. Siamo d’accordissimo con te (e con tanti studiosi) che un’educazione alla convivenza è forse lo strumento più importante per raggiungere l’obiettivo a lungo termine della coesistenza fra umani e lupo sulle Alpi. Grazie a tutti gli insegnanti, educatori ambientali e studenti che anno animato il ricco programma educativo del primo LWA. Speriamo di bissare il successo con il nuovo programma LWA EU, in progettazione e presto nelle vostre classi, parchi naturali, centri visite e musei!   

Luca: Quali sono gli argomenti migliori e i metodi di comunicazione più efficaci per coloro che non vogliono sentir ragioni sulla convivenza?  

Caro Luca, il tema della convivenza uomo-lupo è davvero complesso: qui gli esperti più che nelle scienze biologiche e ambientali sperimentano e applicano strumenti propri delle scienze sociali e politiche. Un buon riferimento sono le tecniche di peace keeping e mediazione sviluppate nei contesti di forti tensioni fra diversi set di valori, riferimenti culturali e interessi. Più nello specifico, ogni piano di comunicazione nel campo dei GC per essere efficace richiede non solo di fornire (sempre con la massima trasparenza ed obiettività) informazioni, dati ed evidenze, ma anche e soprattutto di ascoltare attentamente le opinioni e le evidenze che gli altri ci propongono e cercare di comprendere le ragioni che portano una persona ad avere una certa opinione. Il termine “comunicazione” infatti implica uno scambio reciproco di informazioni e opinioni e, soprattutto in temi come questi, non può essere unidirezionale. 

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