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#IbriPOST: cos’è l’ibridazione

10 Settembre 2021
STAFF LWA EU

Vi siete persi gli IbriPOST, la nostra campagna social a puntate per parlare del problema dell’ibridazione tra cane e lupo? Eccovi qui i testi e le infografiche di tutte le puntate!

Si parla di ibridazione quando due individui di specie o sottospecie geneticamente distinte si incrociano tra loro e la loro prole è fertile. In generale, l’ibridazione è un fenomeno naturale (ad esempio è comune nelle piante) e fa parte dei processi evolutivi, perché genera diversità.

Quando diventa un problema? L’ibridazione è un problema quando avviene per cause non naturali. Tecnicamente si parla di “ibridazione antropogenica”, e si verifica quando specie o sottospecie vengono in contatto a causa di modifiche ambientali, o contatti che non sarebbero mai avvenuti senza intervento umano. Per esempio le immissioni faunistiche di specie non autoctone (un esempio è l’ibridazione tra il cervo europeo e il cervo sika, che è giapponese) o con le forme domestiche di animali selvatici (e questo è il caso del lupo e del cane, ma anche lo stambecco e le capre).

#IbriPOST: cos'è l'ibridazione - Life Wolfalps EU

Cosa comporta l’ibridazione antropogenica? L’ibridazione comporta una variazione genetica. Questo può tradursi in un problema di conservazione, che porta a un declino della specie, se l’ibridazione ha come effetto la perdita degli adattamenti sviluppati nel corso dell’evoluzione, e quindi comporta un calo demografico. Oppure, se gli ibridi, vitali e adattati alla vita selvatica, rischiano di sostituire via via la specie selvatica originale.

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E che succede per gli ibridi lupo-cane? Il cane e il lupo appartengono alla stessa specie (Canis lupus), e quindi sono molto affini dal punto di vista genetico. La domesticazione dei cani è però un processo millenario che ha portato a significative variazioni sia nell’aspetto (il cosiddetto fenotipo), che genetiche e comportamentali. Gli ibridi lupo cane sono fertili e possono re-incrociarsi con i lupi, e quindi trasmettere caratteri non adeguati al ruolo ecologico del lupo, anche se, sottolineiamo, gli studi sull’aspetto ecologico-comportamentale sono molto scarsi.

Come si distingue un ibrido da un lupo o da un cane? Negli animali selvatici c’è la prevalenza di un tipo di aspetto esteriore (fenotipo) che è quello più comune nella specie e che ci permette di identificare un animale, il cosiddetto “wild type”. Alcune delle caratteristiche tipiche del lupo (in particolare per la sottospecie italiana) sono: il mantello di base grigio-fulvo, con la parte dorsale, dalle scapole alla coda, più scura, la mascherina facciale ai lati delle labbra è bianco crema, così come il ventre e la parte interna delle zampe. Le orecchie sono a base larga e triangolari, mai pendenti, la coda misura fino a un terzo del corpo.

Deviazioni da questo aspetto esteriore tipico o wild type possono essere normali e non necessariamente indicare un evento di ibridazione. Caratteristiche dell’aspetto che hanno una conferma genetica di essere segno di ibridazione col cane sono la colorazione scura-nera (melanica) o chiara, la presenza dello sperone (il quinto dito) sulle zampe posteriori, le unghie depigmentate (nel lupo sono nere). In generale è fortemente sospetto un animale che ha caratteristiche atipiche molto pronunciate, come una colorazione uniforme senza mascherina e ventre chiaro, bande evidenti di colore atipico (spesso bianche o nere) nel mantello, la depigmentazione di naso, gengive e cuscinetti plantari, le orecchie pendenti…

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Basta l’aspetto fisico per capire che è un ibrido? NI. Per alcuni caratteri un aspetto atipico è riconducibile direttamente a un segnale di ibridazione, ma non è sempre così. Questo perché il fenotipo può presentare alcune variazioni individuali che non necessariamente sono indice di ibridazione, ma legate all’individuo stesso e all’ambiente in cui vive. L’analisi genetica permette di individuare alcune sequenze nel DNA che sono diagnostiche per distinguere un lupo da un cane e da un ibrido (i cosiddetti marcatori). La genetica è un campo scientifico in costante evoluzione e via via si scoprono nuove tecniche che permettono di affinare sempre più le analisi. Una volta analizzate le sequenze, grazie a modelli matematici si arriva a una corretta assegnazione del DNA analizzato.

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Quindi è facile identificare un ibrido? Quando si ha a che fare con la natura NIENTE è FACILE! A complicare le cose, per l’ibridazione c’è il fatto che, mentre è facile risalire alla presenza di ibridi nella prima generazione (i figli con madre lupo e padre cane o viceversa) che hanno una mescolanza dei geni dei genitori, è più complicato analizzare quello che succede nelle future progenie. Un ibrido di prima generazione, se vive selvaticamente come i lupi, a un certo punto si separerà dal suo gruppo familiare e andrà in cerca di un suo territorio. Se fa coppia con un lupo, il suo patrimonio di di geni di cane si andrà a diluire mescolandosi a quelli di lupo nella successiva progenie. Ecco che si verifica il cosiddetto ri-incrocio o backcrossing. Ciò comporta che, di generazione in generazione, questi geni di cane vengano integrati nel genoma del lupo (i genetisti parlano di introgressione). Quindi può succedere che un carattere da cane (una anomalia nell’aspetto) venga fuori tempo dopo, perché è rimasto lì, latente nel DNA lasciato da un antenato, ma poi, alla fine dei conti, a livello genetico quel che si osserva è un lupo al 99%. Questo, per esempio, è il caso dei lupi dal manto nero in nord America.

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L’ibridazione è un problema antico o recente? I primi studi che parlano del problema dell’ibridazione in Italia risalgono agli anni ‘80, ma si tratta soprattutto di scritti sul potenziale rischio per la conservazione, più che di una misura del problema. Lo sviluppo delle tecniche genetiche ha permesso di fare dei passi avanti, e studi recenti indicano che in Italia peninsulare l’ibridazione è un fenomeno diffuso, anche se in realtà la maggior parte degli eventi si è verificata negli anni ’90, quando i lupi in dispersione si trovavano a cercare nuovi territori in paesaggi rurali frammentati, entrando in contatto più facilmente con i loro “alter ego” domestici. Successivamente c’è stata una sorta di assestamento, probabilmente dovuto alla crescita della popolazione e quindi a una maggiore probabilità di formazione di coppie di lupi.

Questo non vuol dire che il problema sia risolto, proprio perché, una volta che un gene canino viene incorporato nel DNA del lupo, non si sa bene quali possano essere i risvolti. Molti di questi geni possono avere effetti trascurabili, ma altri potrebbero alterare la fisiologia e l’ecologia del lupo. Su questo la ricerca e il monitoraggio sono strumenti importanti.

Ci sono studi specifici sull’ibridazione in Italia? Indagini specifiche sull’ibridazione sono stati condotte in centro Italia, in Toscana, sull’Appennino settentrionale e in Abruzzo (due di questi nell’ambito di progetti europei LIFE: Ibriwolf nel grossetano e M.I.R.CO. lupo nell’appennino tosco-emiliano e abruzzese). Sulle Alpi le indagini genetiche condotte nel corso del monitoraggio svolto nello scorso LIFE WolfAlps non hanno rilevato presenza di ibridi, e uno studio svolto nella confinante Svizzera conferma una percentuale inferiore al 2% di individui ibridi tra i campioni di DNA analizzati, e nessuno di prima generazione.

Tuttavia, esemplari di ibridi in dispersione dall’Appennino toscano sono stati documentati di recente nel corridoio ecologico dell’Appennino Ligure-Piemontese. Altri esemplari ibridi sono stati documentati nelle Alpi Cozie (provincia di Torino) e nel Tarvisiano, al confine con la Slovenia. Nella zona dell’Appennino Ligure-Piemontese è prevista un’azione specifica del LIFE WolfAlps EU, l’azione C5, per mitigare il problema.

Qual’è la gestione degli ibridi cane-lupo in Europa? La raccomandazione N° 173/2014 della Convenzione di Berna consiglia agli Stati Membri di “adottare misure adeguate per monitorare, prevenire e mitigare l’ibridazione tra lupo e cane”. Afferma inoltre che “devono essere assicurate azioni a livello governativo per la rimozione degli ibridi […] e che la rimozione venga effettuata dopo aver ottenuto prove genetiche di ibridazione”. Raccomanda inoltre che solo personale qualificato e riconosciuto dalle autorità provveda alla rimozione degli ibridi, assicurando che “non vengano uccisi lupi scambiati per ibridi”.

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La raccomandazione rimane però molto vaga sulle modalità della rimozione sia degli ibridi che dei cani vaganti, e la questione è quindi rimandata alle leggi dei singoli Stati (nella figura una tabella riassume la gestione nei Paesi europei). Indica, però, di adottare misure per la mitigazione dei cani vaganti e per evitare che gli ibridi siano tenuti come animali da compagnia. Secondo una dettagliata analisi del 2020 ( Salvatori et al.), tutte le popolazioni di lupo europee sono, in misura più o meno grave, affette dal rischio di ibridazione, ma le azioni gestionali intraprese sono molto diverse a seconda del Paese.

Su 21 Paesi che riportano casi di ibridazione, solo la metà menzionano l’ibridazione nella normativa, e in 9 casi esplicitamente menzionano il monitoraggio e/o il controllo degli ibridi. Anche in questi casi, però, restano delle lacune sull’individuazione “certa” degli ibridi. Tra i Paesi che mancano di normativa di riferimento, 4 attuano la rimozione degli ibridi. Il risultato di questa mancanza di un quadro unitario di gestione è che, in popolazioni di lupo transfrontaliere, la gestione degli ibridi differisce molto a seconda del Paese.

Per esempio, per la popolazione dinarico-balcanica, in Grecia si opera la cattura, in Croazia gli ibridi sono protetti, in Serbia monitorati e in Slovenia si opera il controllo letale. Per le Alpi, Svizzera e Austria contemplano l’abbattimento, la Francia il monitoraggio e in Italia manca uno specifico inquadramento giuridico degli ibridi lupo-cane.

E in Italia? In Italia, i lupi sono specie protetta da leggi nazionali (157/1992, 357/1997, 503/1981) e internazionali. I cani sono tutelati dalle leggi per gli animali da affezione, tra tutte la Legge Quadro 281/91, che rimanda poi alle Regioni una specifica regolamentazione. In linea generale la responsabilità dei cani presenti in un territorio è affidata ai Comuni. In Italia ad oggi solo progetti in Appennino fino ad ora si sono occupati del problema e sono solo intervenuti localmente con la cattura degli ibridi, che sono stati poi tenuti in cattività (LIFE Ibriwolf e progetto Regione Toscana) oppure sterilizzati, marcati e rilasciati in natura (LIFE M.I.R.C.O. lupo). L’iter amministrativo prevede da parte delle Regioni, o di Enti locali responsabili in materia, la richiesta di autorizzazione per la cattura al Ministero della Transizione Ecologica, che la rilascia, sentito parere di ISPRA. La captivazione e/o la sterilizzazione e rilascio sono consentite previo accertamento genetico dell’ibridazione.

Per la popolazione alpina, LWA EU ha curato, nell’ambito dell’azione A6, il coordinamento di un tavolo di confronto tra le Regioni alpine, Enti locali tra cui Parchi Nazionali e regionali, Province e ISPRA, per la produzione di linee guida più specifiche per la casistica della popolazione alpina, che potete scaricare a questo link.

LINK ad articoli per approfondire:

Donfrancesco et al. 2019 unravelling the scientific debate on how to adress wolf-dog hybridization in Europe https://doi.org/10.3389/fevo.2019.00175

Salvatori et al. 2020 European agreements for nature conservation need to explicitly address wolf-dog hybridization https://doi.org/10.1016/j.biocon.2020.108525https://www.lcie.org/…/european-governments-agree-to…https://ec.europa.eu/…/pdf/46-LLGG-ibridi-con-allegati.pdf