Il 3 e 4 luglio 2017 si è svolto il workshop di networking “La presenza del lupo (e dei grandi predatori) per la valorizzazione del territorio” che il progetto LIFE WOLFALPS ha dedicato al tema dell’ecoturismo.

Nella cornice suggestiva della Val Masino, ospitati dal Centro Polifunzionale della Montagna di Filorera, Comune di Valmasino (SO), i rappresentanti di progetto LIFE WOLFALPS si sono confrontati con colleghi italiani ed esteri sulle iniziative di ecoturismo sui grandi carnivori di maggior successo a livello europeo, quali i progetti Pasturs, DifesaAttiva (LIFE MedWolf) e LIFE DINALP BEAR.

 

 

Fra le buone pratiche individuate al termine delle due giornate:

Ecoturismo: gli eventi di maggior successo sono quelli dove ci sono esperienze emozionanti per i partecipanti (contatto con gli alpeggiatori, serata al rifugio con i ricercatori, degustazione o cena con prodotti locali, acquisto dei prodotti). Sono più efficaci le iniziative di una giornata su neve (snow tracking) o di più giornate con gita agli alpeggi, piuttosto che trekking di una sola giornata. L’ecoturismo può essere pensato anche per quei territori dove la presenza dei predatori non è ancora stabile e continua o dove la presenza dell’animale è difficilmente rilevabile (es. lince) con percorsi educativi (trail tematici) o con esperienze evocative (ari visuali o letture a tema).

Il valore dei grandi predatori: i grandi predatori possono fare pubblicità al territorio come luogo ricco di natura. La presenza di questi animali ha un valore di pubblicità indiretta per il territorio che sorpassa le spese che le amministrazioni sostengono per il rimborso dei danni. Alcune amministrazioni spendono risorse per l’autopromozione territoriale che i predatori forniscono gratuitamente grazie ai passaggi tv e documentari (spesso non finanziati con fondi pubblici). Questo valore dovrebbe quindi essere riconosciuto dal punto di vista del marketing territoriale.

Prodotti: la parola “Wolf friendly” product è controversa. In alcuni contesti (ad esempio in Slovenia) viene usata, mentre in altre zone, come in Italia è più sfumata e si preferisce riconoscere marchi di virtuosità delle aziende, piuttosto che un messaggio diretto di associazione con il grande predatore. Vi è anche un problema legato alla presenza di moltissimi marchi, che il consumatore fatica a distinguere. Inoltre, la marginalità dei prodotti delle aziende che si trovano nei territori di presenza del lupo. Non è detto che l’azienda che adotta i sistemi di protezione abbia strutture per la trasformazione dei propri prodotti e che sia in grado di vendere i propri prodotti o di garantire una qualità dei prodotti interessante per i turisti.  L’approccio più efficace è quello bottom-up, dove i produttori stessi sono coinvolti e si riconoscono nella virtuosità delle proprie aziende (ad esempio, nell’adozione dei sistemi di protezione, nel riconoscimento da parte dei turisti del valore aggiunto di acquisto dei prodotti da un’azienda sensibile).

In tal senso è importante che siano gli allevatori stessi e le loro associazioni a definire soluzioni virtuose per la valorizzazione dei prodotti (filiere innovative per carne e lana che portino il messaggio di convivenza con i grandi predatori), trekking tematici degli alpeggi e dei produttori.

Le prospettive possono essere quelle di offrire iniziative diversificate (trekking naturalistici con possibilità di avvistare i grandi carnivori – come in Slovenia, trekking alla ricerca di tracce e trekking/visite agli alpeggi, come avviene in Slovenia, al Parco Alpi Marittime o in Provincia di Grosseto).

Queste iniziative possono avere delle prospettive di sostenibilità anche oltre i progetti LIFE, soprattutto se vengono coinvolti rifugi, associazioni di trekking, allevatori, sempre con il coinvolgimento fattivo del territorio che diventa attore principale.  Il pagamento di una quota di partecipazione potrebbe rendere i trekking più interessanti (riconoscimento del “servizi” trekking); questo viene già fatto in Slovenia e in Trentino.

 

In sintesi, le proposte operative emerse nel corso del workshop:

1. Il pagamento di una quota per la partecipazione all’iniziativa responsabilizza il partecipante e minimizza il rischio di assenze last-minute;

2. le iniziative di ecoturismo devono evocare situazioni emozionali forti (es. sensazione di presenza dei predatori, sensazione di grande impegno degli allevatori, etc.);

3. la promozione dei prodotti dovrebbe essere un processo bottom-up promosso in primis dagli allevatori e le loro associazioni;

4. i prodotti devono rimanere legati a un forte senso di identità con il territorio per avere un carattere di unicità;