È stata eseguita questa mattina (lunedì 23 ottobre) presso l’Università degli Studi di Torino – Facoltà di Veterinaria, in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale, la necroscopia sulla carcassa del lupo rinvenuto morto nel pomeriggio di venerdì scorso in località Ambrogi, sul territorio del Comune di Beinette (CN). La segnalazione è arrivata da un passante che ha avvisato i Carabinieri Forestali, intervenuti tempestivamente con la pattuglia in servizio. Gli agenti hanno quindi allertato i referenti del Centro Grandi Carnivori e del Progetto LIFE WolfAlps ed è stata svolta un’ispezione sul posto da parte dell’unità cinofila antiveleno.

Dall’esame autoptico è risultato che è stata l’evidente ferita rilevata sull’addome a determinare la morte del lupo: un taglio lungo e netto sul ventre che ha compromesso irrimediabilmente gli organi vitali, causando un’abbondante perdita di sangue. L’ipotesi più probabile è che tale ferita sia stata inferta da un cinghiale. I pallini di carabina di piccolo calibro rinvenuti in una spalla rappresentano invece l’eredità di un precedente incontro sfortunato della movimentata esistenza del lupo “Paolino”, che gli aveva causato una zoppia all’arto anteriore, non connessa alla morte.

Il radiocollare al collo dell’animale, ormai scarico da sei mesi ma ancora presente al momento del ritrovamento, ha permesso infatti ai ricercatori intervenuti di riconoscere immediatamente il lupo Paolino. Ricordiamolo: Paolino era un lupo di circa tre anni appartenente a un branco dell’Appennino Tosco-Emiliano, che è stato catturato e poi rilasciato nel territorio di nascita munito di un radiocollare GPS-GSM nell’ambito di un programma di ricerca del Progetto LIFE M.I.R.CO – LUPO (www.lifemircolupo.it). Dopo qualche mese, Paolino aveva lasciato il branco di origine ed era andato in “dispersione” – un comportamento che porta i giovani lupi ad allontanarsi anche di centinaia di chilometri dal territorio d’origine alla ricerca di un nuovo territorio e di una nuova compagna – fino a raggiungere la provincia di Cuneo. Lì il segnale del radiocollare si era interrotto e si era persa traccia di Paolino, finché una fototrappola collocata dai guardiaparco delle Aree Protette delle Alpi Marittime aveva sorpreso il lupo in Val Vermenagna.

“Paolino era probabilmente un lupo solitario in cerca di un territorio e di una compagna, ed in competizione con i branchi stabili, che sono presenti oramai da anni nei territori montani del cuneese. Probabilmente per questo frequentava spesso territori di bassa quota, fino a quando non è stato ritrovato morto in una zona inusuale come quella dei boschi di Beinette”, spiega il coordinatore scientifico del Progetto LIFE WolfAlps Francesca Marucco. La vita breve e travagliata del lupo Paolino (prima azzoppato da un colpo d’arma da fuoco e quindi ucciso da un cinghiale in una zona ad alta antropizzazione e ad altissimo rischio di investimento a causa delle numerose strade che la attraversano) testimonia una volta di più come sia difficile la vita di un lupo solitario alla ricerca di un territorio proprio, tra le insidie naturali, le predazioni più rischiose da svolgere da soli e i pericoli rappresentati dall’uomo.