La scorsa settimana, nella Core Area 1, sul popolare quotidiano on line Targatocn, si sono succeduti alcuni contributi dei lettori legati ad avvistamenti di tracce di lupo nelle alte valli Stura (ad Argentera (1600 m slm) e Maira (a Marmora, 1500m slm): fatti del tutto normali, per non dire banali, soprattutto in questa stagione.

Davvero singolare è stato piuttosto l’atteggiamento degli scriventi: stupore, meraviglia, sdegno per il fatto che il lupo predi caprioli indifesi e timore ingiustificato per possibili aggressioni all’uomo: “ma nessuno che sia solidale con i camosci, i cervi, i caprioli e soprattutto con i montanari ed i turisti?” (sic). I lettori sembrano ignorare il fatto che il lupo è presente in queste zone da quasi vent’anni, che non costituisce un pericolo per le persone e che – in quanto carnivoro – si nutre di altri animali (perbacco!). Lo vorrebbero un po’ più educato, insomma: bisogna finirla con queste impronte in montagna sulla neve e con questi resti di predazione: che almeno sparecchi come si deve dopo aver mangiato. Meglio sarebbe poi una dieta del tutto vegetariana, sullo stile del collega africano Leo Verdura.

Segnaliamo gli articoli in questione, di cui l’ultimo ha addirittura preso la forma di una parabola, che – per di più – propaga una volta di più la menzogna, di cui sono stufi anche i sassi, della reintroduzione del lupo:

Abbiamo pensato di dare risalto al contributo di un lettore in forma di parabola che ci è stato segnalato. Inviato alla redazione di Targatocn.it in risposta alle considerazioni degli altri lettori, non è stato pubblicato perché ritenuto non idoneo a un giornale on line: ci sembra che esprima in modo originale ed efficace il punto di vista del progetto:

 

La parabola degli sviatori

E mentre nel cupo consesso regnava da ore il più assoluto silenzio, un uomo levò il capo, folgorato da una luminosa intuizione. Era il più scaltro fra loro e conosceva il cuore degli uomini. Prese la parola è così parlò: “In verità vi dico che la montagna e i montanari hanno molti problemi seri e noi li abbiamo ben presenti uno per uno. Non possiamo esimerci dal fare qualcosa, per questo il mio consiglio è: ignoriamoli, come hanno sempre fatto tutti.”

“Ma Maestro, nessuno ci perdonerà di essere rimasti muti e immobili di fronte alla trasformazione delle nostre valli!”, rispose Pirrone, il più scettico della banda.

“Ingenuo discepolo: ignoreremo sì i problemi reali, ma ne ingigantiremo uno a caso: non quello più importante, ma quello più facile da volgere a nostro favore, quello che più scalda gli animi e alimenta virulente passioni. Perché tanto a noi, mica ci interessa risolverlo per davvero, ma solo fare chiasso finché la crisi non si risolverà da sola – non importa in che modo – e si ricorderanno di noi non come quelli che non fecero nulla, ma come di quelli che gridarono di sdegno a gran voce”.

“Maestro, la tua scaltrezza ci abbaglia” – disse Compiacente, il più zelante fra i presenti – “Ma quale problema scegliamo? La mancanza di qualsiasi idea di economia sostenibile nelle valli? Lo spopolamento? L’impoverimento dei servizi? La riconversione del vecchio modello di turismo alpino che va a morire? Oppure uno a caso dei mille problemi della pastorizia alpina? I prezzi bassi, gli alpeggi scomodi e troppo cari, una politica dei contributi che non sempre ha favorito chi davvero lo meritava…”

“Taci! – lo interruppe il Maestro – Sceglieremo il lupo!” “Maestro – obiettò Ingenuo, il più ragionevole fra i convenuti – ma che sorta di problema è il lupo? È vent’anni che è tornato nelle nostre valli e nessuno se n’è accorto, tranne i pastori, che però sono così valenti da aver presto imparato a proteggere i loro armenti”.

“Silenzio, Ingenuo: il lupo è perfetto. Daremo a credere a tutti che il lupo sia stato introdotto per scopi non chiari da una cricca di perfidi ambientalisti, ricercatori e…vedremo, qualcosa ci inventeremo. Rispolvereremo le storie di un tempo, gli ultimi casi di quando qualche lupo rabbioso aggredì l’uomo, descriveremo con raccapriccio ogni suo più normale comportamento, come scendere di quota d’inverno lasciando inopportune tracce sulla neve e cibandosi – apice dell’orrore – di animali selvatici. Tacciando il lupo di ogni colpa, i veri problemi non li noterà nessuno e potremo continuare indisturbati a far nulla, guardare e starnazzare, come sempre”.

Nella confusione esultante che seguì, il Maestro venne portato in trionfo fra grida di giubilo, osanna e poco decorosi cori da stadio. Immobile nella calca, solo Ingenuo provò ad avanzare un ultimo dubbio: “Maestro, offendi l’intelligenza delle persone: capiranno subito che questa della reintroduzione è una menzogna, che gli episodi di aggressione di un tempo non sono destinati a ripetersi oggi che i boschi e gli animali selvatici abbondano. Basterà fare qualche verifica e tutti capiranno che questi famosi enti che dovrebbero arricchirsi grazie al lupo in realtà usano i fondi per cercare di risolvere proprio alcuni dei problemi su cui chiudiamo gli occhi e nessuno, dico nessuno, sarà così grullo da rinfacciare al lupo di non preferire la rucola e ostinarsi a banchettare con caprioli, cervi e mufloni!!!”.

Nessuno udì queste ultime parole, che si persero come gocce nel mare della baraonda. Solo il Maestro, orecchie fini, intese la replica di Ingenuo e così gli rispose: “Figliolo, non temere: quando i saggi indicheranno i veri problemi, gli stolti continueranno a fissare il lupo. E crederanno a tutto e cominceranno ad aver paura quando diremo loro di aver paura: anche se è vent’anni che passeggiano senza intoppi nei boschi frequentati dai lupi, basterà qualche parola di dubbio e timore ad affossare ragionevolezza e buon senso. Perché quando si parla il lupo, come nel west, fra verità e leggenda vince sempre la leggenda”.

O forse no?

Lettera firmata