Nel passato sono stati documentati attacchi in contesti rurali e alpini molto differenti da quelli di oggi, in cui la presenza umana era maggiore e il numero di prede selvatiche di molto minore. Inoltre una gran parte degli attacchi all’uomo sono da attribuirsi ad animali affetti da rabbia, malattia non documentata per l’Italia dal 1997 al 2008. Dopo alcuni casi eccezionalmente documentati nel 2008-2011 in zone limitate al Nordest, oggi l’Italia è ritornata indenne da rabbia. Lo status di Paese indenne da rabbia, come stabilito dall’OIE (Organizzazione Mondiale della Salute Animale), è stato riacquisito in seguito alle campagne di vaccinazione orale delle volpi e di altre misure di controllo, trascorsi due anni dall’accertamento dell’ultimo caso di malattia, che in Italia risale al 14 febbraio del 2011. La probabilità di essere aggrediti oggi da un lupo affetto da rabbia è dunque di fatto assente. Inoltre le vittime aggredite in passato spesso erano bambini lasciati da soli a sorvegliare gli animali al pascolo, una pratica diffusa in Italia fino a fine 1800. Oggi come allora il lupo è un predatore carnivoro opportunista e intelligente, che non riconosce l’uomo come possibile preda, ma lo identifica come una minaccia da cui allontanarsi il più rapidamente possibile. In una situazione di abbondanza di prede in natura, e nel contesto ecologico-sociale odierno, non rientra nella sua strategia di carnivoro intelligente l’attaccare degli obiettivi difficili e potenzialmente pericolosi come gli esseri umani. Infatti in Italia, almeno a partire dalla Seconda guerra mondiale, non sono stati più registrati attacchi all’uomo. Un documento scientifico esaustivo e interessante del 2002 a cura del Large Carnivores Initiative for Europe dedicato alla pericolosità del lupo, “The Fear of Wolves: A Review of Wolf Attacks on Humans”, è scaricabile nelle sue versioni in inglese e franceseDal 2002 a oggi sono stati documentati due casi di persone uccise da un attacco predatorio da parte di lupi in tutto il Nord America, ove i branchi possono essere particolarmente numerosi per motivi biologici e le dimensioni degli individui sono leggermente più grandi; i due episodi riguardano aree remote e con livelli di antropizzazione neanche lontanamente comparabili con quelli alpini.