F.A.Q.

Da dove vengono i lupi che si trovano sulle Alpi?

I lupi che vivono stabilmente sulle Alpi Occidentali, e che oggi stanno facendo la loro ricomparsa nelle Alpi Centrali e Orientali appartengono alla popolazione italiana: sono i discendenti diretti dei lupi sopravvissuti all’estinzione nell’Appennino centro-meridionale all’inizio degli anni ’70, che da allora hanno ricolonizzato prima le aree dell’Appennino settentrionale, per poi ripopolare gradualmente le Alpi Occidentali per espansione naturale all’inizio degli anni ’90. Oggi, sulle Alpi centro-orientali stanno riapparendo per dispersione naturale anche i primi lupi provenienti dalla popolazione dinarica della Slovenia.

Come sono tornati i lupi sulle Alpi?

Sulle loro zampe. A differenza di altre specie, scomparse dalle nostre montagne del tutto o in parte e in seguito reintrodotte dall’uomo, come per esempio il gipeto (estintosi del tutto) o lo stambecco (sopravvissuto solo all’interno del Parco nazionale del Gran Paradiso), il ritorno del lupo è frutto di una ricolonizzazione naturale, facilitata da alcuni fattori. Lo spopolamento delle zone alpine e rurali e l’abbandono delle coltivazioni hanno portato a un progressivo aumento delle superfici boscate e del numero di ungulati selvatici (caprioli, cinghiali, daini, cervi, camosci, etc.) di cui il lupo si nutre. L’aumento delle prede disponibili e la protezione accordata alla specie a livello nazionale ed europeo hanno ulteriormente contribuito a creare condizioni favorevoli al ritorno del lupo sulle Alpi.

Perché i lupi stanno ricolonizzando le Alpi?

Molti si domandano “chi glielo ha fatto fare? Che cosa spinge i lupi a espandere continuamente il loro territorio percorrendo distanze lunghissime?”. La risposta a questa domanda si trova tutta nella biologia del lupo e ruota intorno ai concetti chiave di branco, territorio e comportamento di dispersione.

I lupi sono organizzati in branchi, che sono delle unità familiari che occupano ciascuna un territorio ben definito: all’interno dei confini di competenza di un branco non è tollerata generalmente la presenza di lupi estranei. Il branco è costituito dalla coppia alfa, il maschio e la femmina dominanti – la sola a riprodursi -, dai cuccioli dell’anno e, occasionalmente, da lupi immigrati. In Italia la composizione media di un branco è di 5 individui, ma può oscillare tra i 2 e i 7 animali a seconda dei casi. A ogni generazione, i cuccioli che raggiungono la maturità sessuale hanno di fronte due opzioni: o rimanere nel branco come animali subalterni, con la prospettiva, forse, di diventare un giorno lupi alfa, oppure abbandonare il branco di origine e partire alla ricerca di nuovi territori dove fondare un altro branco con un animale del sesso opposto. Spesso questa seconda opzione è una scelta obbligata, perché il territorio del branco di origine non sarebbe abbastanza ricco di prede da sfamare un numero maggiore di elementi. Quando i giovani lupi abbandonano il branco alla ricerca di nuovi territori si dice che vanno “in dispersione”. Se consideriamo che il territorio di ciascun branco sulle Alpi ha dimensioni minime comprese tra i 150 ed i 400 kmq, è facile capire che i lupi in dispersione devono fare un bel po’ di strada prima di potersi insediare in una nuova zona! Se poi pensiamo che nell’arco delle ventiquattro ore, e principalmente nelle ore notturne, i lupi possono compiere spostamenti di oltre 50 km, iniziamo a capire che non solo è possibile che dagli Appennini si siano spostati, di generazione in generazione, fino a raggiungere le Alpi, ma anche che si è trattato di un processo dettato dalle necessità naturali della specie.

Di sicuro, il ritorno del lupo è stato agevolato da una serie di fattori favorevoli: lo spopolamento delle campagne e delle montagne con il conseguente aumento delle superfici boscate, l’aumento delle prede a disposizione dei lupi (gli ungulati selvatici), la protezione legale della specie e le campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

 

Quanti sono i lupi sulle Alpi?

L’ultimo Report del Wolf Alpine Group (2014) documenta 35 branchi e 6 coppie di lupo presenti nel 2012 a livello dell’intero arco alpino. Fatta eccezione per un branco localizzato in Slovenia e uno presente in Svizzera, tutti gli altri branchi censiti nel 2012 sono localizzati nelle Alpi Occidentali, fra Italia e Francia. In questo settore, dal 1993 al 2013 si registra un trend positivo della popolazione: il solo numero dei branchi alpini piemontesi è cresciuto da 1 a 14 nel periodo compreso tra il 1999-2012, con una stima nel 2012 di minimo 50 lupi (Fonte: Progetto Lupo Piemonte, Report 2011-2012). Dal 2013 è stata documentata la formazione di un nuovo branco in Lessinia, nelle Alpi Orientali, tra Provincia di Trento e Regione Veneto: si tratta del primo branco costituito da una femmina proveniente dalla popolazione appenninica e da un maschio proveniente dalla popolazione dinarica.

Come si contano i lupi?

La stima del numero di lupi e del numero di branchi viene determinata tramite la combinazione di tecniche non invasive: la conta tramite tracciatura su neve (snowtracking) durante l’inverno, la tecnica di wolf-howling (che consiste nel produrre ululati per stimolare risposte da parte dei lupi presenti nei dintorni, per registrarne la presenza e il numero), le osservazioni certe documentate spesso tramite trappole video-fotografiche e le analisi genetiche condotte su campioni biologici. In particolare, queste ultime si basano sull’estrazione di DNA dalle feci dei lupi o da altri campioni quali peli, urine, tessuti e saliva. In base alle analisi genetiche è possibile determinare, tramite l’analisi di loci microsatellite, il genotipo unico dell’individuo, che costituisce una sorta di “carta d’identità” del lupo campionato, che viene generalmente individuato attraverso l’attribuzione di una sigla composta da una lettera (M o F a seconda del sesso dell’individuo) e da un numero progressivo. L’analisi genetica permette di studiare gli spostamenti dei singoli lupi nel corso delle stagioni e di stimare il numero dei lupi presenti su un territorio senza dover catturare fisicamente gli animali.

Ma non è solo il numero minimo dei lupi presenti la stima importante da effettuare. Il branco, infatti, è l’unità in base alla quale vengono conteggiati i lupi, perché è la presenza più stabile e più facile da documentare su un territorio: un branco viene stimato come tale se costituito da più di due individui e/o se ne è stata documentata la riproduzione e/o se due individui di sesso opposto hanno mantenuto il territorio stabile per minimo due anni consecutivi. È intuitivo capire che un monitoraggio attendibile della popolazione di lupo a livello alpino richiede un lavoro di squadra complesso e coordinato, condotto sul campo in modo sistematico da persone appositamente formate.

Quando e quanto si riproducono i lupi?

I lupi si riproducono una volta sola all’anno. Gli accoppiamenti avvengono tra febbraio e marzo e solitamente si riproduce soltanto la coppia dominante, formata dal maschio e dalla femmina alfa. I cuccioli nascono tra fine aprile e la metà di maggio dopo una gravidanza di 63 giorni. Le femmine partoriscono in media 3-4 piccoli per ogni cucciolata, ma nel primo anno di vita la mortalità tra i giovani lupi è alta e non tutti riescono a raggiungere l’età adulta.

 

Il lupo può essere pericoloso per l’uomo?

Nel passato sono stati documentati attacchi in contesti rurali e alpini molto differenti da quelli di oggi, in cui la presenza umana era maggiore e il numero di prede selvatiche di molto minore. Inoltre una gran parte degli attacchi all’uomo sono da attribuirsi ad animali affetti da rabbia, malattia non documentata per l’Italia dal 1997 al 2008. Dopo alcuni casi eccezionalmente documentati nel 2008-2011 in zone limitate al Nordest, oggi l’Italia è ritornata indenne da rabbia. Lo status di Paese indenne da rabbia, come stabilito dall’OIE (Organizzazione Mondiale della Salute Animale), è stato riacquisito in seguito alle campagne di vaccinazione orale delle volpi e di altre misure di controllo, trascorsi due anni dall’accertamento dell’ultimo caso di malattia, che in Italia risale al 14 febbraio del 2011. La probabilità di essere aggrediti oggi da un lupo affetto da rabbia è dunque di fatto assente. Inoltre le vittime aggredite in passato spesso erano bambini lasciati da soli a sorvegliare gli animali al pascolo, una pratica diffusa in Italia fino a fine 1800. Oggi come allora il lupo è un predatore carnivoro opportunista e intelligente, che non riconosce l’uomo come possibile preda, ma lo identifica come una minaccia da cui allontanarsi il più rapidamente possibile. In una situazione di abbondanza di prede in natura, e nel contesto ecologico-sociale odierno, non rientra nella sua strategia di carnivoro intelligente l’attaccare degli obiettivi difficili e potenzialmente pericolosi come gli esseri umani. Infatti in Italia, almeno a partire dalla Seconda guerra mondiale, non sono stati più registrati attacchi all’uomo. Un documento scientifico esaustivo e interessante del 2002 a cura del Large Carnivores Initiative for Europe dedicato alla pericolosità del lupo, “The Fear of Wolves: A Review of Wolf Attacks on Humans”, è scaricabile nelle sue versioni in inglese e franceseDal 2002 a oggi sono stati documentati due casi di persone uccise da un attacco predatorio da parte di lupi in tutto il Nord America, ove i branchi possono essere particolarmente numerosi per motivi biologici e le dimensioni degli individui sono leggermente più grandi; i due episodi riguardano aree remote e con livelli di antropizzazione neanche lontanamente comparabili con quelli alpini.

Come si spiega la paura del lupo?

Noi, come tutti gli altri esseri viventi, siamo figli di una lunga storia evolutiva, che certamente prevede la paura dei carnivori, che sono stati per millenni nemici e competitori dei nostri progenitori. Su questa paura ancestrale, che ci portiamo dentro, si sono innestate nel corso dei secoli leggende, dicerie e favole che dipingono il lupo come un concentrato di malvagità, in parte giustificate dai rari – ma veri – attacchi all’uomo documentati in passato. Ma oggi le nostre azioni e i nostri pensieri possono e devono trovare ispirazione nella ragione e nella conoscenza, che suggerisce di avere un atteggiamento di prudenza e rispetto nei confronti dei grandi carnivori. Molti filtri culturali hanno distorto la nostra visione del lupo (e dell’orso), talvolta facendolo apparire più simile a noi (con pregi – pochi! – e difetti – tanti! – umani), più spesso dipingendolo come l’incarnazione del male assoluto. Ma chi è davvero il lupo?

Semplicemente un carnivoro selvatico, sul conto del quale la ricerca scientifica ci ha rivelato quanto basta per provare curiosità, ammirazione, ma anche rispetto. Individuare la giusta distanza fra noi e il lupo è complesso: si tratta di imparare a rapportarsi con i selvatici, che vanno rispettati senza cercare di interferire, senza confidenza né timore.

Cosa mangia il lupo?

Il lupo è un predatore generalista e opportunista: il contrario di un animale schizzinoso. Infatti, se le sue prede d’elezione sono gli ungulati selvatici (principalmente cervi, caprioli, daini, camosci, mufloni e cinghiali), non disdegna il bestiame domestico né le carcasse di animali morti. Molto raramente può utilizzare la frutta e – forse più nel passato – la spazzatura. È stato stimato che il fabbisogno giornaliero di carne di un lupo varia dai 3 ai 5 kg e aumenta durante il periodo riproduttivo. I lupi possono sopravvivere digiuni per più giorni e mangiare poi fino a 10 kg di carne in una volta sola: una capacità che risulta molto utile, se di tiene conto del fatto che mediamente solo una caccia su dieci va a buon fine!

Le carcasse di animali che ogni tanto capita di trovare camminando in montagna, sono resti di predazioni da lupo?

Una bella domanda, cui spesso nemmeno uno specialista è in grado di dare una risposta sicura al 100%, a maggior ragione se è già passato un po’ di tempo dalla predazione. In alcuni casi il luogo del ritrovamento, le caratteristiche della preda e le sue modalità di consumo permettono di attribuire in modo abbastanza sicuro una predazione recente a un lupo piuttosto che a un cane vagante. Ma la stragrande maggioranza delle ossa in cui capita di imbattersi lungo i sentieri appartengono ad animali morti per vari motivi (malattia, valanga, vecchiaia, incidente, …), i cui resti sono stati in seguito scrupolosamente spolpati dai carnivori (volpi, gipeti, …) e ripuliti dagli insetti.

I lupi feriti, una volta curati e guariti, tornano in natura?

I lupi feriti vengono curati allo scopo di restituirli nel più breve tempo possibile alla vita selvatica. Solo nei casi di incidenti che causano danni permanenti agli animali o quando la permanenza dell’animale in cattività è troppo lunga per un reinserimento di successo in natura, i lupi vengono trattenuti all’interno delle aree faunistiche.

I lupi predano il bestiame domestico?

Sì: i lupi, se ne hanno l’occasione, attaccano il bestiame domestico. In assenza di forme di protezione, gli animali domestici sono più vulnerabili, cioè più facili da predare, di qualsiasi selvatico. Le specie domestiche più attaccate al pascolo d’alpeggio nei mesi estivi sono pecore e capre, animali di taglia ridotta, ma anche vitelli e puledri . A livello italiano, la perdita complessiva provocata dagli attacchi del lupo è una frazione irrilevante della mortalità complessiva registrata sul bestiame, ma in alcuni casi, sul singolo allevatore può assumere dimensioni importanti.

Talvolta i danni indiretti sono anche più gravi della predazione di per sé e consistono in aborti, ferite, fuga del bestiame e perdita di produzione del latte. Il conflitto tra allevatori e lupo è maggiore dove il predatore è tornato da poco tempo, ovvero nelle zone in cui si era persa l’abitudine a sorvegliare gli animali in alpeggio e ad adottare sistemi di difesa dal predatore.

 

Ci sono dei sistemi per prevenire gli attacchi al bestiame domestico?

Esistono diversi metodi di prevenzione, che permettono – se non di eliminare totalmente – almeno di limitare i danni al bestiame domestico. Non esiste “il” sistema di prevenzione migliore in assoluto: a seconda del tipo di azienda agricola e delle caratteristiche del pascolo che si vuole proteggere, un metodo può rivelarsi più o meno adatto. In ogni caso, i due sistemi di prevenzione più utilizzati sono l’utilizzo delle recinzioni elettrificate (singole o doppie), per rinchiudere il gregge specialmente di notte, e la difesa dei cani da guardiania. Di sicuro è la combinazione di diverse misure di prevenzione a permettere di ottenere i risultati migliori. Quali che siano i metodi di prevenzione impiegati, perché siano davvero efficaci è tuttavia indispensabile la presenza del pastore in alpeggio: è il pastore che decide come disporre le recinzioni elettrificate ed è sempre il pastore che deve gestire i cani da guardiania addestrati per difendere il gregge… il che implica un surplus di lavoro e di stress non indifferente! Attualmente si stanno sperimentando dissuasori acustici e ottici, tra cui i fladry, che sono bandierine di colore rosso di dimensioni 8 x 50 cm disposte lungo un filo di nylon a intervalli di circa 50 cm una dall’altra. Da studi effettuati all’estero è stato dimostrato che tale sistema rappresenta per il lupo una barriera difficilmente attraversabile. I dissuasori acustici sono dispositivi che emettono segnali acustici a orari prestabiliti. Si tratta di metodi efficaci a breve termine, perché l’effetto di dissuasione può attenuarsi sul lungo periodo.

Cosa faccio se un cane da guardianìa mi viene incontro?

Può capitare durante le nostre escursioni di incontrare un gregge custodito da cani di grossa taglia (pastori di Pirenei, abruzzesi, maremmani): sono cani da guardiania, preposti alla difesa del gregge. È importante in questo caso tenere presente una cosa: tutti i cani sono dei potenziali predatori e in quanto tali reagiscono rincorrendo la preda nel momento in cui questa si dà alla fuga. Quindi, quando questo grosso cane bianco ci viene incontro con un atteggiamento aggressivo, anche se siamo spaventati, non dobbiamo fuggire per nessun motivo. Anche se ringhia o abbaia, non dobbiamo mai (mai!) lanciare pietre, agitare bastoni o altro cercando di apparirgli minacciosi: la nostra situazione rischierebbe soltanto di peggiorare. Stiamo calmi – scendiamo dalla bicicletta, prendiamo in braccio i bambini o teniamoli per mano – e aspettiamo il pastore, che di sicuro si è accorto della situazione e interverrà richiamando il cane. In ogni caso, fermiamoci e lasciamo avvicinare il cane da difesa parlando tranquillamente, con fermezza, facendogli capire che non siamo una minaccia. Se il pastore non compare e il cane non sembra convinto delle nostre buone intenzioni, indietreggiamo lentamente e torniamo sui nostri passi senza giragli la schiena, poi troviamo un percorso alternativo per proseguire a distanza di sicurezza dal gregge o dalla mandria. Adottando questo comportamento, in genere, le cose vanno a posto da sole e potremo proseguire la nostra escursione senza intoppi. In ogni caso, la cosa migliore per scansare i guai è evitare di avvicinarsi agli animali o, peggio ancora, di cercare di attraversarlo o di accarezzare un capo, perché questo comportamento mette in allarme il cane da difesa: troviamo per tempo un percorso alternativo o aspettiamo con pazienza che il gregge o la mandria siano transitati. Non dimentichiamo che noi siamo in vacanza, il pastore e il suo cane no: bisogna rispettare il loro lavoro!

 

E’ facile avvistare un lupo?

Decisamente no. A meno di non essere lo sfortunato pastore di un alpeggio particolarmente soggetto agli attacchi,  è estremamente difficile avvistare un lupo. Basti pensare che ci sono ricercatori e volontari che monitorano da anni la presenza del lupo in Piemonte e, pur avendo collezionato decine e decine di impronte ed escrementi, non hanno mai avuto occasione di incontrarne uno!

Cosa faccio (e cosa non devo fare) se incontro un lupo?

L’uomo ha perseguitato da sempre il lupo, tanto è vero che questo predatore si sente minacciato dalla nostra presenza e raramente si lascia avvicinare. Talvolta i giovani animali sono meno diffidenti, ma è certo che non si lasciano avvicinare se sono in buona salute. Bisogna anche considerare che se si osserva da vicino un lupo vuol dire che forse i suoi sensi, molto più sviluppati dei nostri, non gli hanno permesso di intercettarci, magari perché il vento era a nostro favore. In ogni caso, se ci imbattiamo in un lupo, è preferibile non fare alcunché. Nel caso lo si sorprenda da vicino, si avrà poco tempo per vederlo fuggire via. Una volta che si è allontanato, evitiamo di seguirlo. Se proprio siamo spaventati, possiamo far rumore, urlando e agitando le braccia: ciò servirà anche a scaricare un po’ dell’adrenalina che questo emozionante incontro ci avrà procurato. Nel caso invece lo si osservi da lontano, non agitiamoci e restiamo in silenzio: godiamoci questo momento che molto probabilmente sarà uno dei rari ricordi che avremo del lupo, animale schivo e difficilissimo da avvistare. Se poi capitasse di assistere a una predazione su animali selvatici, non dobbiamo interferire in nessun modo con l’azione di caccia del lupo per “salvare” la preda: il lupo è un fattore di selezione naturale dell’ambiente e come tale va rispettato. Se invece incontriamo dei lupi che stanno già mangiando una preda, evitiamo di disturbarli allontanandoci subito in silenzio. Se per caso i lupi scappassero, spaventati dal nostro arrivo imprevisto, evitiamo comunque di avvicinarci e di toccare la carcassa predata.

In ogni caso, se avete la fortuna di avvistare un lupo, annotatevi giorno, luogo e ora e segnalate la vostra osservazione al 1515 o all’Ente locale di competenza (Parchi, Province): il vostro contributo è importante per il monitoraggio del lupo!

 

Cosa faccio se trovo un lupo morto o ferito?

Bisogna chiamare immediatamente le Istituzioni competenti di fauna selvatica più vicine al luogo di ritrovamento, come il Corpo Forestale dello Stato, le Polizie Provinciali, i Parchi Naturali o Nazionali della zona.

Dove si curano i lupi feriti?

I lupi feriti si curano in centri di recupero della fauna selvatica o in recinti faunistici idonei ed autorizzati per la detenzione della specie protetta.

Dove posso vedere i lupi?

In natura il lupo è un animale estremamente schivo e difficile da incontrare. Un buon modo per soddisfare la curiosità di vedere un lupo, imparando nel frattempo molte cose interessanti sul suo conto, è quello di visitare un’area faunistica, come il Centro faunistico “Uomini e lupi” di Entracque.

Le aree faunistiche allevano lupi per poi rilasciarli?

Assolutamente no. Le aree faunistiche non “allevano” lupi e tanto meno li rilasciano. Le aree faunistiche sono centri di recupero temporanei per animali incidentati o feriti e bisognosi di cure. Ospitano in maniera permanente soltanto animali che non potrebbero più vivere in natura.

Che cosa sono gli ibridi?

Gli ibridi sono incroci fra lupi e cani: lupo e cane sono biologicamente la stessa specie e dal loro accoppiamento deriva una progenie feconda. Negli ultimi venti anni si sono intensificate le segnalazioni di lupi con caratteristiche morfologiche difformi da quelle standard del lupo italiano (lupi neri o di colore pezzato, presenza dello sperone, unghie bianche, prognatismo e anomalie della dentizione, ecc.). Inoltre le analisi genetiche condotte con tecniche sempre più raffinate hanno permesso di confermare che alcuni esemplari di canidi selvatici (in Toscana e altrove) sono in realtà ibridi non solo di prima generazione (risultanti dal primo incrocio di un lupo con un cane) ma anche ibridi successivamente introgressi nella popolazione di lupo: esemplari ibridi sono stati confermati nel Mugello, nel Senese, nell’Amiata grossetano e nel Parco naturale della Maremma.

Gli ibridi possono essere un problema per i lupi in natura?

L’aumento del tasso di ibridazione lupo-cane, favorito dal fenomeno del randagismo e dei cani vaganti, rappresenta una grave minaccia per il lupo, poiché costituisce una fonte di inquinamento genetico e comporta la perdita irrimediabile di adattamenti acquisiti nel corso di milioni di anni attraverso la selezione naturale. L’ibridazione costituisce una minaccia alla conservazione del lupo da almeno tre punti di vista:

a)      la formazione degli ibridi e la loro introgressione nella popolazione di lupo sono una minaccia alla sopravvivenza del lupo come specie.

b)      per l’inasprimento dei conflitti con l’uomo, poiché gli ibridi causano gli stessi danni del lupo, ma la colpa è attribuita al lupo con conseguenti ripercussioni per l’immagine e l’accettazione sociale della specie.

c)       per il vuoto normativo sulla questione, poiché gli ibridi non sono identificati nell’attuale quadro normativo nazionale: non sono protetti dalla legge quadro sulla caccia (L.N. 157/92), ma neanche contemplati dalla legge sul randagismo canino (L.N. 281/91) né dai regolamenti per l’indennizzo dei danni. Questa situazione pone seri problemi legali per la gestione sia degli animali ibridi che dei danni da loro causati.

 

Il lupo si è mai estinto del tutto in Italia?

No, nel nostro paese il lupo non è mai scomparso completamente, anche se il rischio di estinzione della specie è stato forte: negli anni ’70 rimanevano su tutto il territorio nazionale solo un centinaio di individui, limitati a poche aree montane dell’Appennino centro-meridionale. Le prime informazioni su quello che rimaneva della popolazione di lupo in Italia le abbiamo grazie a due ricercatori, Luigi Boitani dell’università La Sapienza di Roma ed Erick Ziemen del Max Planck Institut di Monaco, che all’inizio degli anni ‘70, su commissione del WWF, hanno studiato la distribuzione della specie evidenziando che, senza interventi mirati, di lì a poco i lupi si sarebbero estinti del tutto. I tempi erano maturi, qualcosa era finalmente cambiato e una nuova consapevolezza si era diffusa nell’opinione pubblica: il lupo non era più visto soltanto come una potenziale fonte di disturbo, ma anche e soprattutto come un tassello prezioso della biodiversità italiana, da proteggere per garantire l’equilibrio degli ecosistemi. Questa nuova sensibilità è alla base dei primi provvedimenti di tutela a livello nazionale: il decreto ministeriale Natali, del ’71, che ha eliminato il lupo dalla lista degli animali nocivi e proibito l’uso dei bocconi avvelenati, e il Marcora, del ’76, che ha sancito la protezione integrale e il divieto di caccia totale della specie.

 

Storicamente, il lupo era presente sulle Alpi?

Fino a cento anni fa, il lupo faceva parte a tutti gli effetti dell’ecosistema alpino. Considerati animali nocivi e cacciati, gli ultimi lupi sono stati uccisi sulle Alpi negli anni ‘20 del Novecento.